lunedì 16 marzo 2015

MA IO NON CI STO PIU' E I PAZZI SIETE VOI...

Ormai è in atto una vera e propria ghettizzazione: gli accoppiati di qua, i singles di là, verso immaginarie camere a gas, dove verranno uccisi nel giro di trenta secondi. Gli accoppiati tentano in tutti i modi di sbarazzarsi di loro nei week end, nelle ore libere, nei giorni di festa, la domenica a pranzo… niente da fare: questa fastidiosissima specie che siamo noi singles, sopravvive imperterrita ad ogni tipo di vessazione da parte delle coppie!!!! J))
Le coppie rappresentano “la perfezione”. I singles, sono quella specie “imperfetta” reietta dal mondo intero. Gli accoppiati guardano i singles dal basso verso l’alto, schifandoli per qualsivoglia motivo:
“Non ditemi che voi singles uscite ancora la sera?! Naaaaa, antichi! Ormai la sera non si esce più! la vera rivoluzione è stare a casa in due, cenare, parlottare, “strombazzare” e andarsene a letto. Manco più il lusso della televisione! Eh no! Si cena con la tele spenta: PERCHE’ NOI ACCOPPIATI, PARLIAMO! MICA COME VOI SINGLES CHE AVETE PERSO L’ULTIMO BALUARDO CON IL QUALE POTEVATE SPERARE DI USCIRE DA UNA CONDIZIONE “A SE’”: LA COMUNICAZIONE!!!”.

Seriamente, gli accoppiati del 2015 sono ridicoli: hanno smesso di fare sport, perché curare il proprio corpo oramai non serve più: hanno trovato l’anima gemella loro! Non hanno più bisogno di indossare il jeansetto attillato, o di prepararsi alla prova costume: agli accoppiati interessa di piacere “COSI’ COME SONO”, anche con i chili in più… L’AMMORE E’ TUTTO NELLA VITA! Il motto non è più “armiamoci e partiamo” (ovvero, cerchiamo di piacere prima di tutto a noi stessi e poi agli altri), ma, “ARMIAMOCI E SVACCHIAMOCI!!!”.
“Amore ma tu mi vedi grasso?!”
“No amore mio, tu sei perfetto. Ti amo così come sei…” e via, buttati nel cesso gli abbonamenti della palestra!!! Se c’è una cosa che gli accoppiati fanno volentierissimo, E’ MAGNA’! Con tutta quell’attività fisica che fanno a letto ogni giorno, bisogna munirsi di energie e di sostanza! Mica come voi singles, che fate sesso occasionale un venerdì sera qualsiasi, e poi forse, lo rifarete dopo tre settimane scarse…  “QUI SI PRODUCE SA! L’AMORE CONSUMA…” (decisamente, sotto ogni punto di vista, lasciatemi dire…).

Quando MAGNANO, gli accoppiati lo fanno SOLO E RIGOROSAMENTE con altre coppie, e in verità, gli accoppiati fanno TUTTO, solo ed esclusivamente con altre coppie… Oppure naturalmente, IN DUE! E CHE AVEVATE DUBBI???!!! J))). I singles sono fortemente banditi dalle vite “sociali?!” degli accoppiati: minano alla buona riuscita del rapporto, stanno continuamente lì a ricordare che AL DI LA’ DELLA COPPIA ESISTE TUTTO UN MONDO, UNA VITA, UN UNIVERSO, E CHE VIVERLO E PARTECIPARVI SENZA L’ALTRO, NON E’ PECCATO MORTALE! E invece no! CHI NON E’ DEGNO DI PARTECIPARE ALLE VOSTRE MENSE, ACCOPPIATI, SIAMO NOI SINGLES! NOI SINGLES “MAGNAMO” CON UN SACCO DI ALTRA GENTE, NON FACCIAMO MAI LA SPESA, E ANCHE QUANDO CUCINIAMO, NON SONO MICA PRODOTTI GENUINI I NOSTRI! Oh santo cazzo! Insegnateci, chessò, a coltivare l’orto, a scegliere SOLO prodotti che ci faranno diventare persone serie e vere come tutti voi… RIVELATECI L’ANTIDOTO PER METTERE LA TESTA A POSTO, E LASCIAR CADERE TUTTI QUEI GRILLI CHE (ahinoi!) CI SIAMO MESSI TRA I CAPELLI!!!! J))).

Se li inviti ad un evento, prima di sperare di avere gli accoppiati presenti, devi passare attraverso la “normale burocrazia da coppia”:

numero 1: si deve chiedere all’altro se non è troppo stanco per presenziare.

Numero 2: si deve RI chiedere all’altro se DAVVERO non è troppo stanco per presenziare, oppure se (pucci pucci) non sta mentendo, e in realtà presenzierà solo perché spinto dall’AMMORE che prova.

Numero 3: ci si deve accertare di quanti singles saranno presenti all’evento. Un solo single può infatti minare alla buona riuscita del rapporto di coppia. Come dicevamo qualche riga sopra, i singles, davvero, hanno troppi grilli per la testa… Ti invitano prima ad un evento, poi ad un altro ancora, poi ancora ad un altro, e per carità, in men che non si dica, ti ritrovi pieno di inviti, o di ALLETTANTI PERSONE NUOVE CHE POTRESTI CONOSCERE… E PER CARITA’! MAI CONOSCERE PERSONE NUOVE E INSTILLARE NELLA MENTE UN SOLO PICCOLO DUBBIO CHE LA’ FUORI, NEL MONDO, ESISTE QUALCUNO DI MIGLIORE CON CUI POTEVATE CONDIVIDERE LA VOSTRA VITA!!! NO! VOI IL MEGLIO CE L’AVETE GIA’! E GRAZIE AL MEGLIO, AVETE APPESO (PER SEMPRE?!) LE MUTANDE AL CHIODO!!!!

Numero 4: se alla fine, dopo mille consultazioni con l’altro, si è deciso di partecipare all’evento in questione, ci si deve armare di muso lungo e socializzare il meno possibile: LA SOCIALIZZAZIONE CON I SINGLES NON E’ PERMESSA AGLI ACCOPPIATI! I SINGLES (COME GIA’ ABBIAMO DETTO) SONO UNA SPECIE PERICOLOSA: NON FANNO LA SPESA, HANNO SEMPRE IL FRIGO VUOTO, NON CUCINANO, ESCONO TUTTE LE SERE… PER VOI ACCOPPIATI, LA VITA MORIGERATA E’ TUTTO! AVETE APPESO AL CHIODO (NON SOLO LE MUTANDE) MA ANCHE LA VOSTRA VITA PRIVATA.
PRIVATA???? PRIVACY???? Oddio, che razza di parole sono mai queste! Gli accoppiati NON HANNO vita privata!!! Intendo dire, non hanno una vita privata individuale: non c’è assolutamente nulla che l’uno non debba sapere dell’altro! Loro sono un corpo e un’anima! Un unico profilo Facebook (naturalmente col doppio nome!), del quale entrambi conoscono la password.
N.B. Gli accoppiati che ancora possono permettersi il lusso di tenere due profili Facebook distinti, devono avere
A)  La foto profilo insieme.
B)  Avere lo status sentimentale settato su “fidanzato ufficialmente con Pincopallo”. Non sia mai qualcuno pensasse di scrivergli una mail sul social network in cui gli chiede se per caso è single! Non scherziamo nemmeno!!!!
Possiedono però una caratteristica: la riservatezza! I singles, che non sono ammessi a partecipare alle loro mense (ma possono sempre sperare di tacere ed essere “salvati”) non devono sapere nulla sugli accoppiati, per tanti motivi, primo tra tutti, che i panni sporchi si lavano SOLO in casa propria. Un single che viene a conoscenza di un determinato modo di gestire la coppia, potrebbe sempre aprir bocca, dargli fiato, dire la sua, e andare immediatamente a finire nella schiera degli antipatici che parlano troppo.

Alle volte li osservo camminare per le strade di questa città: molti di loro nascondono “segreti di tradimenti” che sono avvenuti, avvengono, oppure avverranno, eppure ci tengono ad essere perfetti agli occhi altrui, e ci guardano come se i pazzi fossimo noi, PERCHE’ NELLA VITA, STARE SOLI FA PAURA.

Cari amici singles vicini e lontani che ogni settimana mi seguite, smettete di mettervi in discussione con gli accoppiati: in questa società, ai loro occhi, chi sbaglia saremo sempre e solo noi. Non abbiate il terrore negli occhi quando li incontrate e hanno lo sguardo simile a quello dei testimoni di Geova per la strada (del tipo, “dai, metti la testa a posto! Diventa anche tu uno di noi! Entra a far parte del mondo dei (finti) perfetti…).

LORO, non sono come NOI. Eppure un giorno se ne renderanno conto, non temete. Un giorno i loro teatrini di finta perfezione si sbricioleranno di fronte ai nostri occhi, e quel giorno, VOI sarete lì, con il vostro sorriso pronti ad accoglierli e a dire “CHE FAI? ORA CHE L’AMMORE E’ FINITO, TORNI NELLA CORSIA DEI SURGELATI E TI RI-ABBONI ALLA PALESTRA?! PREGO, ACCOMODATI. MI SEI PIU’ SIMPATICO ORA…”
Buona settimana!

lunedì 9 marzo 2015

GELOSIE, PATOLOGICHE GELOSIE...

Da qualche tempo in questa città si aggira sospettosa una nuova specie di essere umano: i gelosi patologici. Assumono le sembianze sia di uomini che di donne, poiché la gelosia si presenta come una caratteristica purtroppo comune ad entrambi i generi. Camminano accanto a noi per la strada, frequentano le nostre stesse palestre, come noi si arrabbiano in macchina mentre guidano, e APPARENTEMENTE conducono vite normalissime.

I gelosi patologici sono sempre più numerosi e sono diffusi soprattutto nella fascia d’età che va dai 30 ai 45 anni, forse perché in quell’età si è figli di una generazione che ha trasmesso molte insicurezze riguardo ai rapporti sentimentali. Se uno è geloso patologico a 50 anni, ovvero in piena età matura, è perché è affetto da ben altri disturbi di personalità secondo me, e qualche tempo fa ne ebbi la riprova…

Un geloso patologico talvolta lo riconosci subito, talvolta invece, sa nascondere bene la propria follia. Normalmente si hanno avvisaglie sin dai primi giorni di frequentazione, perché questa tipologia di persone fa dei discorsi che suonano subito strani, frasi tipo “in una settimana, quanto tempo dedichi agli amici e allo sport, e quanto alla persona con cui stai”, oppure altre affermazioni come “preferirei che ci vedessimo tutti i giorni perché voglio intraprendere una relazione seria con te”, oppure ancora “sai, sono rimasto/a male quando ho sentito che ti sei organizzato/a il tuo giorno libero con il tuo migliore amico/la tua migliore amica, anziché pensare a passare il tuo tempo con me”. Di solito quando un geloso patologico fa dei discorsi simili, tendiamo a sottovalutarne l’aspetto psicotico, soprattutto i primi tempi, quando siamo decisamente lusingati dalle attenzioni della persona che abbiamo appena conosciuto. Inoltre si sa, l’amore rende ciechi, quindi spesso si tende a lasciar correre riguardo ad atteggiamenti che dovrebbero essere molto difficili da digerire. E invece no miei cari! Ogni parola, ogni gesto, ogni azione che nel primo periodo di una relazione ci suona “strana” deve essere ben memorizzata nella nostra testa per cercare di capire chi abbiamo davvero di fronte, anche perché, tutto ciò che “lasciamo correre e non diciamo”, aumenterà e peggiorerà giorno dopo giorno.

L’aspetto veramente folle delle persone molto gelose, è la loro capacità di manipolazione, unita (come dicevo poco fa) al fatto che il sentimento accechi ognuno di noi, rendendolo incapace di capire davvero come è fatta la persona che abbiamo di fronte. La manipolazione è la prima arma dei gelosi patologici: essi infatti, mettono costantemente il proprio partner in condizioni di sentirsi in colpa per ogni minimo gesto che compiono, anche quando dietro ad una determinata azione, non si è sfiorati minimamente dal pensiero di tradire. Uscire prima da lavoro e non aver messo al corrente il geloso patologico è un peccato mortale, così come aver deciso di andare al cinema con un amico con il quale condividiamo una passione per la stessa tipologia di film: ogni passo che facciamo, ogni decisione che prendiamo, ogni numero di telefono che abbiamo registrato nella memoria del nostro smart phone, DEVE avere una spiegazione plausibile, altrimenti il geloso patologico finisce con il rovinare la vita a se stesso, ma SOPRATTUTTO A NOI, che diventiamo vittime inconsapevoli del proprio amore malato, pensando di fare qualcosa di male o di urtare la sua sensibilità. I gelosi patologici infatti, millantano tradimenti a destra e a manca subiti dai loro ex, con i quali vorrebbero giustificare ai nostri occhi, ogni tipo di comportamento inqualificabile e irrispettoso che hanno nei nostri confronti. Vogliono sapere perché hanno trovato il telefono occupato per un’ora, e se ciò accade, ci chiamano al telefono fisso di casa pensando che quella sia la modalità più giusta di trasmetterci il loro amore. Oppure si permettono il lusso di controllare il nostro smart phone, i messaggi che riceviamo, quelli che inviamo, magari mentre noi siamo nella doccia e abbiamo appena lasciato le lenzuola in cui abbiamo “consumato” il nostro rapporto d’amore proprio con loro. Se sono lontani per lavoro, oppure noi siamo riusciti ad ottenere un week end di libertà con i nostri amici, ci tempestano di chiamate: vogliono sapere dove siamo, con chi siamo, cosa abbiamo fatto, cosa faremo, e alla fine di ogni vana rassicurazione, ci comunicano che “andandocene per un solo fottuto week end, abbiamo distrutto la loro vita…”. Se una sera andiamo al cinema con un’amica, vogliono essere chiamati una volta che il film finisce, e quando siamo a casa e stiamo per coricarci, richiamano per controllare che siamo effettivamente nel nostro letto (ovviamente da soli).
Nella mente di un geloso patologico si affollano dunque mille film hollywoodiani. 

Sembra che il secondo mestiere del geloso patologico, oltre a quello suo ufficiale, sia quello di svegliarsi la mattina e pensare alla maniera in cui può “incastrare” la nostra vita, rendendola solo sua, priva della libertà e della sicurezza che avevamo faticosamente acquisito col tempo.
Questo “lavoro” fanno i gelosi patologici su di noi: dopo averci fatto sentire terribilmente in colpa MAGARI SOLO PERCHE’ ABBIAMO AVUTO UN PASSATO, ovvero, come chiunque altro abbiamo avuto diversi partner nella nostra vita,  agiscono per trasmettere a noi (che purtroppo decidiamo di amarli facendoci rovinare l’esistenza) tutte le loro insicurezze, con il risultato che alla fine, chi davvero vive male, siamo proprio noi che non abbiamo nessuna colpa.
Da non sottovalutare poi, l’altro brutto aspetto dei gelosi patologici, ovvero quello attraverso il quale proiettano su di noi, un tradimento che potrebbero perpetrare loro in qualsiasi momento. Non è una teoria senza senso infatti, quella che sostiene che una persona molto gelosa, si difende da un tradimento presunto che egli per primo attuerebbe senza alcun problema: anche per questo motivo tende a controllarci: perché potrebbe fare lui a noi un torto del genere, prima ancora che nella nostra testa baleni anche solo il pensiero.

Il consiglio che vi do è di cercare di non farvi fagocitare da queste persone: l’amore si dimostra certamente con l’interesse, ma non con un interesse malato ed eccessivo come quello al quale ci costringono loro. Tutti abbiamo avuto storie passate, fidanzati precedenti, periodi di vita durante i quali la nostra condotta può essere definita non esattamente decorosa, eppure tutti nel nostro presente abbiamo semplicemente il diritto di vivere, respirare, uscire, frequentare i nostri amici, e riservarci spazi importanti nelle nostre vite.

Buona settimana a tutti! Liberatevi, se potete!

lunedì 2 marzo 2015

OROLOGI BIOLOGICI.

Questa storia dell’orologio biologico in noi donne, comincia davvero un po’ a stancarmi, e deve essere perché tra dieci giorni compio trentacinque anni, e se non metterò al mondo un figlio in meno di quattro anni scarsi, sarò considerata uno scarto umano in questa società.

Chi mi conosce, sa bene che non possiedo un istinto materno spiccato, né sono una di quelle che si ferma per strada a fare i complimenti alle mamme con i figli piccoli. Di solito mi fermo SEMPRE se vedo un cane al guinzaglio, e inizio a fargli le coccole con la vocina stupida di chi li adora, ma con i bambini non mi capita mai. Esistono dei bambini che mi colpiscono particolarmente, e sono quelli dotati di un’intelligenza che va oltre, oppure quelli educati che non scoppiano in capricci inutili, ma non ho mai ritenuto inferiori, o prive di buon senso, tutte quelle donne che affermavano di non desiderare dei figli. 

Al giorno d’oggi, per quanto mi riguarda, un figlio rappresenta un piano ragionato a tavolino. Voglio dire, siamo nel 2015 e non possiamo più permetterci di sfornare pargoli come quando non esisteva la televisione. I tempi sono cambiati, noi dovremmo almeno puntare a diventare una generazione priva di egoismo, perché le notizie che sentiamo ogni giorno, ci devono indurre a smettere di pensare solo per noi, bensì, anche per la nuova generazione che verrà. La nuova generazione che verrà dovrà essere migliore delle precedenti sotto ogni punto di vista, e se ciò avverrà, sarà solo grazie a noi.

Per questo motivo, a costo di essere totalmente impopolare, vi dico che non ho alcuna tolleranza per queste donne (che un giorno saranno madri, ahinoi), che non hanno altro pensiero nella loro testa, se non quello di avere un figlio. Ancora meno tolleranza possiedo per quelle donne che, in preda a dogmi religiosi di ogni tipo, rifiutano l’utilizzo delle precauzioni, mettendo al mondo dei figli ai quali non possono assicurare uno stile di vita almeno normale. Un figlio non dipende da una volontà divina, ma dalla nostra. Punto e basta.
Tutto questo per arrivare a dire che, sempre più donne, sono vittime di un ragionamento insensato, che parte dal presupposto di ritenerle una nullità nella nostra società se non procreano. Quante volte noi donne veniamo considerate come delle “sfigate”, se la nostra vita e le nostre scelte non ci hanno consentito di diventare madri? SEMPRE. PER QUESTA SOCIETA’, UNA DONNA CHE NON METTE AL MONDO ALMENO UN FIGLIO, E’ BISTRATTATA E POCO CONSIDERATA.

Eppure nessuno considera in maniera degna, tutte quelle che di figli ne hanno messi al mondo solo per non sentirsi da meno nella nostra cultura, e successivamente si sono ammalate di depressione, o hanno fatto pagare ai loro figli, le colpe della loro malattia. Più mi guardo intorno, e più vedo delle potenziali “Annamaria Franzoni”, tutte baldanzose con i loro passeggini per le strade di questa città, e che poi in fondo dentro nascondono i loro mostri.
Vedo famiglie, diventate tali solo perché culturalmente l’individuo “single” viene continuamente bistrattato dalle persone. E vedo figli venuti su senza la minima cura, che diventano potenzialmente pericolosi in una società che cresce a “pane ed internet” e propone modelli televisivi che andrebbero rinchiusi per i cattivi esempi che lasciano passare. Poi vedo bambini viziati, maleducati, violenti con i loro coetanei negli asili, e mi chiedo quale orrore ci sia dietro i loro genitori.

Proprio perché il mestiere di genitore non si impara e non si insegna, ognuno di noi rappresenta una possibile mina vagante per la generazione che mette al mondo, eppure (nonostante l’uso delle precauzioni) nessuno ci pensa due volte quando si tratta di concepire.
Mi dispiace, ma dalle pagine di questo blog tuona forte il mio risentimento nei confronti di una società sempre più vittima degli stereotipi, che fa sentire nullità tutte quelle donne che non sono pronte ad un concreto concetto di famiglia. E ancora, mi scaglio contro tutti quegli individui “religiosi” che ancora propongono il modello di donna che DEVE concepire, e di famiglia che DEVE esistere solo per un concetto stupido di procreazione.
Stiamo creando una generazione di “mostri” che proviene a sua volta da un’altra generazione di “mostri”, e lo facciamo solo perché ancora nel 2015, una donna non è considerata tale se non concepisce un figlio.

Donne, ascoltate: va tutto bene! se il vostro orologio biologico non fa tic-tac, se siete spaventate, oppure se non avete ancora trovato un uomo che vi rassicuri dal punto di vista paterno, non c’è assolutamente nulla di male. Non dovete sentirvi costrette né anormali se non fate nascere una copia di voi, anzi! Eviterete al mondo intero di spargere un concetto di procreazione obbligatorio e quindi sbagliato. E soprattutto, sarete migliori di tutte quelle che, millantando un orologio biologico che in realtà è solo un senso di sconfitta per se stesse, fanno nascere figli con uomini che non li meritano, che non le amano, e che a loro volta, renderanno un inferno anche la vita dei figli che verranno.

Con la solita consapevolezza di questo blog, ci leggiamo lunedì prossimo! 

domenica 22 febbraio 2015

SONO STATA UNA DONNA CHE HA AMATO TROPPO.


Sono stata una donna che ha amato troppo, e ho sbagliato. Non lo sono stata una volta sola, ma in diverse occasioni della mia vita. A lungo e per tanto tempo mi sono interrogata su cosa fosse l’amore, inseguendolo e interrompendo delle fasi della mia vita in cui ero particolarmente concentrata su me stessa. Ho “interrotto” la mia vita per amore, e NON ho fatto bene. Non perché non fossi ricambiata, e nemmeno perché ad un certo momento le mie storie finivano, bensì perché senza nemmeno rendermene conto, ho messo me stessa in secondo piano, e ciò non sarebbe stato giusto nemmeno per l’uomo migliore del mondo.

Potrei mettere in discussione me stessa e la mia esistenza SOLO per mia madre, mio padre, mio fratello, il mio cane, ed un figlio (quando un giorno ne avrò uno), e ritengo questi, gli unici amori degni di vedere passare me stessa in secondo piano. Il sano egoismo nell’amore sentimentale (non in quello figliale, materno o fraterno) salva noi stessi dalle persone che incontriamo sulla nostra strada e che vorrebbero fagocitarci a causa delle loro personali frustrazioni. Non è giusto né corretto per noi stessi, pensare di rendere felice l’altro solo attraverso la nostra infelicità, perché l’amore non è un sentimento che toglie, ma un’emozione che dà. Non è nemmeno un sentimento che egoisticamente “possiede”, bensì qualcosa che attraverso la libertà che lasciamo all’altro, autoalimenta la nostra.

Io non sarei stata felice con te, perché tu avresti voluto possedermi cercando di modificare le mie scelte e la mia maniera di essere. Era un amore egoista il tuo, perché pretendeva che io lo alimentassi perdendo linfa vitale. Per un po’ mi sono voluta auto convincere che fosse giusto così, che fosse bello trasmetterti un senso di appagamento attraverso l’energia che succhiavi a me. Fortunatamente la mia personalità e il mio carattere hanno prevalso, e mi sono liberata da quella gabbia che, giorno per giorno, ti ho lasciato costruire attorno a me. Tu non lo hai mai accettato: per te la sottomissione di una donna è una forma d’amore. Peccato che l’amore non si misuri con la schiavitù, né con la sofferenza che si infligge all’altro.

Ti ringrazio quindi, per avermi aiutata ad aprire la porticina di quella gabbia, consapevole tu stesso che la tua presenza nella mia vita avrebbe rappresentato per me una rovina, o forse, semplicemente consapevole del fatto che, seppur rinchiusa in una gabbia, restavo SEMPRE E COMUNQUE la donna che sono, ovvero una che non abbassa la testa MAI, anche se versa fiumi di lacrime. Da questo punto di vista, hai perso, perché non sei riuscito a plasmarmi come avresti voluto. Poi hai fallito anche da un altro punto di vista, e cioè PERDENDOMI IRRIMEDIABILMENTE, PERCHE’ NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITA’ CHE IO TORNI CON TE. Credimi, conta poco il fatto che qualche giorno dopo essere fuggito, saresti tornato da me, PERCHE’ IO NON TI AVREI VOLUTO INDIETRO. Nei primi tempi non avrei desiderato altro che riaverti di nuovo con me. Ora invece, col senno di poi, guardo a come mi avresti ridotta (rinchiusa in quella gabbia), e ringrazio il cielo di poter ancora volare in alto, senza essere più perseguitata dall’incubo di avere le ali tarpate, la voce spezzata, la personalità ridotta al niente.

Invece come vedi, a dispetto di tutta la sofferenza che ho provato, LA MIA TESTA E’ ANCORA ALTA, SCRIVO ANCORA SU QUESTO BLOG (E LO FARO’ FINCHE’ AVRO’ VOCE) E NON MI TERRORIZZA PIU’ L’IDEA DI INCONTRARTI SULLA MIA STRADA, PERCHE’ ORMAI NON PUOI PIU’ SCALFIRMI.

Si, sono decisamente una donna presuntuosa, perché come tu stesso hai scritto “non imparo mai le lezioni”. Purtroppo ti sbagli: le lezioni le imparo eccome. Una di queste è stata “stare lontana da quelli come te”, quelli ai quali, se erroneamente dai troppo amore mettendo in secondo piano te stessa, entrano nella tua vita promettendoti di renderla migliore, e invece poi la devastano.

Mi dispiace, ma la mia vita è rinfrancata ora, e non sarà mai più presa di mira da uno come te.

Ci sono stati pochi momenti intensi e belli, ma ho cancellato anche quelli, perché erano frutto delle tue menzogne.

Puoi stare tranquillo che il tuo nome non lo farò mai da nessuna parte: IO HO DIFESO E PRESERVATO LA NOSTRA STORIA QUANDO POTEVA ESSERE DATA IN PASTO AGLI SCIACALLI, E L’HO FATTO PERCHE’ NON METTO IN PIAZZA CIO’ CHE PRIVATAMENTE VIVO.

Non devi avere paura quindi, anche se so bene che le donne che ragionano e scrivono fanno tanta paura. Per questo NON ti meriti me.

Ringrazio tutti i miei lettori che ogni settimana mi seguono, e mi scuso per questo post insolito. Sono le parole di una persona che ha incanalato male le energie di un amore, eppure non mi detesto per questo. Ogni cosa, nella vita insegna.

A te che sei stato già abbondantemente punito dalla vita, auguro ogni sorta di bene. Come ti ho scritto, non provo odio né rancore, ma solo molta pena per l’amore che avresti potuto avere e invece hai buttato via.



domenica 15 febbraio 2015

ORGASMI FEMMINILI E SPECULAZIONE FARMACEUTICA.


Una settimana a casa con l’influenza: sono stata completamente assuefatta dalla televisione. Chi mi conosce bene sa che difficilmente spreco il mio tempo guardando la tv. Mi annoia, non c’è mai nulla di veramente interessante da vedere; i programmi ormai si limitano a degli scadenti reality show in cui la gente fa piazzate di fronte a quella mezza Italia che li guarda e che (purtroppo) detiene il diritto al voto (altrimenti forse in questo paese ci saremmo risparmiati una brutta fine). Fatto sta che qualche sera fa, in preda al delirio febbrile, e tra uno zapping furioso e l’altro, dovendo scegliere tra il Festival di Sanremo e il niente assoluto, mi sono imbattuta in un documentario sul sesso in cui si parlava dell’orgasmo femminile. Quale occasione migliore per scrivere qualcosa a riguardo sul mio blog? E’ vero, si tratta di un argomento vastissimo e pieno di “peculiarità”. Proprio per questo mi sembrava impossibile che in un documentario si potesse generalizzare così tanto su un argomento molto personale. Di più: nel documentario non si parlava propriamente di orgasmi femminili, bensì DI PRESUNTE DISFUNZIONI SESSUALI NELLE DONNE!!!

Fermi tutti! Ma le disfunzioni sessuali non erano una caratteristica che riguardava SOLO gli uomini?! Voglio dire: da un punto di vista “anatomico” e fisico, l’impotenza è una “disgrazia” che colpisce solo ed esclusivamente il genere maschile! Certo, possiamo dire che esistono moltissime donne che conoscono poco il loro corpo e che possiedono un’educazione talmente rigida, da essere totalmente incapaci di provare piacere nell’atto sessuale, ma da qui a dire che esiste una vera e propria “disfunzione sessuale” nelle donne simile a quella degli uomini, ci passa il mare!

Ed infatti il documentario parlava di una malattia totalmente inventata da colossi di aziende farmaceutiche, per lanciare sul mercato un prodotto che fosse in grado di provocare “orgasmi facili” alle donne!!! In pratica un colosso farmaceutico del quale non farò il nome, ha provato a testare su un certo numero di donne che si auto definivano anorgasmiche, quel prodotto universalmente conosciuto come il Viagra, INSTILLANDO NELLE STESSE, IL DUBBIO CHE LA LORO INCAPACITA’ DI RAGGIUNGERE UN ORGASMO, DIPENDESSE NON DAL LORO MODO DI VIVERE IL SESSO, MA BENSI’ DA UNA PATOLOGIA CHE NIENTE AVREBBE A CHE VEDERE CON LA SFERA EMOTIVA.

OHIBO’ DUNQUE, ESSERE ANORGASMICHE NON SAREBBE UNA ROBA CHE DIPENDE DA TANTI FATTORI QUALI, LA NOSTRA TESTA, IL NOSTRO MODO DI CONCEPIRE IL SESSO, LA NOSTRA EDUCAZIONE, LA MANIERA IN CUI GLI UOMINI CI TRATTANO O CI PRENDONO A LETTO, MA UNA VERA E PROPRIA “MALATTIA”, AL PARI DELLE DISFUNZIONI ERETTILI DEGLI UOMINI, O DELLA LORO INCAPACITA’ DI EIACULARE (O DI EIACULARE IN TEMPI DECISAMENTE TROPPO BREVI).

Lo confesso, per un momento sono rimasta scioccata: insomma, io SONO una donna etero, e non potrei mai arrivare a credere che una serie ripetuta di mancati orgasmi, dipenda esclusivamente da una, per così dire, malformazione fisica!!! L’orgasmo femminile possiede delle caratteristiche profondamente diverse rispetto a quello maschile: è un fatto delicato, oserei dire quasi “psicologico”, o per meglio dire, “mentale”. Insomma, può capitare che a livello anatomico una donna abbia delle malformazioni che le impediscono di provare il massimo del piacere, ma qui parliamo della messa in commercio di un farmaco che aiuterebbe la stimolazione fisica, e non quella mentale! Una vera e propria pasticca come il Viagra, che consentirebbe di raggiungere il piacere SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE!

Ommioddio, improvvisamente per la ricerca farmaceutica siamo diventate degli uomini senza saperlo! Siamo state equiparate a tutti quelli che non riescono a tenerlo su per più di due minuti, oppure a quelli che raggiungono il momento “clou” quando noi siamo ancora a “caro amico ti scrivo…” .  Ok, è definitivo: sono scioccata!!! Non può essere vero!

Ed infatti, donne all’ascolto, non è vero! Avete mai sentito parlare di patologie inventate dalle aziende farmaceutiche per guadagnare soldi? Oppure avete mai chiamato una patologia con il proprio nome, per poi sentirla definire con un altro di fantasia, da tutte quelle aziende che desiderano lucrare sulle malattie? Ebbene, un tempo, se eravamo delle pazze esaurite, ci dicevano che eravamo affette da isteria. Oggi ci chiamano schizofreniche. I sintomi della malattia sono esattamente gli stessi, eppure l’isteria nel tempo è cambiata, trasformandosi in una vera e propria patologia che viene curata in molteplici maniere… anche con gli psicofarmaci. L’essere anorgasmiche invece, NON E’ UNA PATOLOGIA!!! O MEGLIO, E’ IL RISULTATO DI ALTRE PICCOLE PATOLOGIE CHE PERO’ NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, NON HANNO UNA ORIGINE FISICA O ANATOMICA, BENSI’ MENTALE.

Ebbene, in questo post non volevo più di tanto soffermarmi a spiegare quali possono essere le ragioni che impediscono ad una donna di raggiungere l’orgasmo, MA SICCOME ESISTONO DELLE FOTTUTE AZIENDE FARMACEUTICHE CHE SI SONO INVENTATE UNA IMMAGINARIA MALATTIA DAL NIENTE, MI PREME AVVISARE TUTTI QUELLI ALL’ASCOLTO (SOPRATTUTTO GLI UOMINI), CHE SE UNA DONNA HA DIFFICOLTA’ A RAGGIUNGERE L’ORGASMO, LE RAGIONI POSSONO ESSERE SVARIATE E MOLTEPLICI:

-          Non conosce abbastanza il suo corpo, ed è all’oscuro dei “punti” che possono stimolare il suo piacere.

-          Ha ricevuto un’educazione che l’ha indotta a pensare che “non sia bello né giusto” raggiungere il piacere.

-          Ha al suo fianco un uomo incapace di “guidarla”.

-          Ha al suo fianco un uomo che non è capace di… stimolarla.

-          Ha al suo fianco un uomo che non comprende l’enorme differenza che intercorre tra lo scopare e l’essere in intimità.

-          Non è abbastanza presa sentimentalmente dal proprio uomo, e quindi ha delle difficoltà oggettive a rilassarsi con lui.

-          Non si sente sufficientemente compresa dal suo uomo, e viene spesso e volentieri scambiata per una “macchina”.

-          Non vuole mettersi in discussione in ambito sessuale perché teme ancora il giudizio di un’educazione familiare arcaica e penalizzante.

-          Non fa l’amore sfruttando le posizioni giuste.

Potrei aggiungere un elenco infinito di altre motivazioni a causa delle quali alcune donne incontrano difficoltà a raggiungere un orgasmo, ma non lo farò perché lo scopo di questo blog non è meramente educativo. Questo blog e la sua autrice, amano parlare di relazioni sentimentali, ovvero di argomenti nei quali si potrebbe lungamente generalizzare, pur considerandoli sempre e per sempre dei fattori molto personali. L’azienda farmaceutica di cui parlo, ha messo ancora una volta noi donne sotto una enorme lente di ingrandimento, cercando di farci passare per “dannatamente sbagliate”. Io spero che molte delle donne che mi leggono non cadano vittima di simili inganni, e non finiscano in analisi, solo perché hanno un background mentale insidioso, o semplicemente hanno incontrato sulla loro strada, uomini che non erano in grado di capirle.

Per dovere di cronaca, devo dire che alla fine del documentario di cui si parla, diverse associazioni hanno preso le distanze dall’azienda farmaceutica in questione (che proponeva sul mercato il corrispondente femminile del Viagra) smontando completamente le stupide tesi sul “problema orgasmo” che erano state create a regola d’arte. Alla fine di tutto, nonostante questa azienda avesse proposto settimane di vacanze da sogno gratuite a centinaia di medici, con il solo scopo di convincerli alla messa in commercio del farmaco (e quindi all’invenzione di una malattia immaginaria), i medici e le associazioni, non si sono lasciati “fregare”, salvando milioni di donne da un problema che poteva diventare un business.

In ultimo donne, vi suggerisco di abbandonarvi completamente e senza moralismi, tra le braccia di tutti quegli uomini che sanno bene che l’anorgasmia non è una malattia che si cura come si cura una disfunzione erettile fisica. Fatelo per voi stesse, per la vostra libertà, e per la vostra felicità. In analisi, se necessario, andateci, ma non per guarire dall’anorgasmia, bensì da tutte quelle patologie mentali che vi hanno rese incapaci di “sentire voi stesse e le vostre vibrazioni”.
l’antidoto per la felicità esiste ed è dentro il vostro cervello!

Buona settimana!

lunedì 9 febbraio 2015

"QUESTA FALSA DIVISIONE TRA PUTTANE E SPOSE"

Come afferma chi detesta leggere le pagine di questo blog, questa settimana, come al mio solito, generalizzerò un po’ sugli uomini e sulle donne. Eh si, perché è vero che la pagina Facebook di “QUI NON è Hollywood” ha molti “like”, e che ci sono diverse persone che mi scrivono in privato di essere d’accordo con ciò che scrivo, ma è anche vero che non sono simpatica a molte altre persone, le quali mi criticano generosamente ma – nessuno sa perché – ogni settimana si ritrovano qui a leggermi…
Ciò detto, pensavo appunto di “fare di tutta l’erba un fascio”, e illustrare due categorie di donne che mi stanno particolarmente a cuore: le puttane e le spose.
Tempo fa Luca Carboni e Lorenzo Cherubini intitolarono una canzone proprio così: puttane e spose. Si trattava di un rap remixato in cui i due cantautori italiani, spiegavano al mondo intero le diverse caratteristiche di queste due tipologie di donne. l’idea di scrivere questo post, in verità mi è venuta in una piovosa mattina di febbraio, durante la quale una ragazza che conosco (sposata e con figli) mi faceva notare quanto fosse diversa la mia vita rispetto alla sua. E fin qui tutto normale, perché è una verità universalmente riconosciuta, che una donna single conduca un tipo di vita estremamente diversa rispetto ad una donna sposata. Diciamo che una donna single ha molto più tempo per concentrarsi su se stessa e sui propri interessi, mentre la donna con famiglia, purtroppo in un paese “mentalmente sottosviluppato” come il nostro, è spesso vittima di mariti il cui sport preferito è quello di stendersi sul divano e schiacciare i tasti del telecomando col pollice della mano. Tuttavia, il leitmotiv di questo blog è sempre stato che “IN AMORE, CHI E’ CAUSA DEL SUO MALE, PIANGA SE STESSO”, e quindi le donne che scelgono di sposare questi “soggetti italici” che non aiutano in casa nemmeno un po’, possono tranquillamente prendersela con la loro voglia di accasarsi e di far scorrere velocemente le lancette del loro orologio biologico. Negli altri paesi europei (parlo soprattutto di nord-Europa), i figli si concepiscono e si accudiscono in due, e non solo! Il concetto di “donna schiava, zitta e lava”, nei paesi civili non sanno manco cosa sia. L’uomo stira, accudisce i figli, li porta a scuola e va a riprenderli, fa le pulizie, cucina, e si preoccupa persino che la donna che ha sposato, abbia abbastanza tempo per se stessa.
Purtroppo qui le cose vanno in un’altra maniera: se sei donna e decidi di sposarti, nel 90% dei casi, ancora nel 2015 vai incontro al totale annullamento di te stessa: non lavori più anche se ce ne sarebbe bisogno (perché mantenere la propria indipendenza economica da un uomo, è ancora oggi un enorme vantaggio, credetemi!), oppure sei costretta a lavorare (sia in casa che fuori).
Non vedi più le tue amiche e non ti è concessa la serata settimanale di calcetto come per l’uomo. Ogni tanto ti è consentito andare in palestra, ma è molto meglio se lo fai mentre i bambini sono a scuola… anzi, se non lo fai per niente e ti dedichi completamente al mantenimento della casa, è meglio ancora: sei donna e sposata, non vorrai mica pretendere di possedere del tempo libero!
Seriamente gente, io conosco donne sposate e con figli che non si ricordano l’ultima volta in cui hanno fatto la doccia e si sono lavate i capelli, perché nessuno dà loro una mano, e crescono da sole i propri figli che però sono stati concepiti “in due”. Donne che hanno abbandonato il concetto di prendersi cura di se stesse, di uscire truccate, pettinate, o almeno un po’ in ordine. Donne che si sono deformate completamente dopo il parto, e che quando vedono le loro vecchie foto, rimpiangono quei tempi lontani in cui erano sportive e la loro linea contava ancora qualcosa.
Ed ecco qui la vita di noi donne singles: per fortuna ancora in forma (quasi tutte, ma sono del parere che al giorno d’oggi, con tutti i miracoli della cosmetica e della medicina, se una donna è brutta e deforme, allora lo è per davvero!); con pochi buonissimi amici (molti dei quali gay, con i quali ci si scambiano verità assolute e sensibilità emotive); con molti conoscenti (tra i quali, nessuno già sposato, perché le coppie sposate non escono con i singles! I singles sono soggetti da evitare, brutti e cattivi!!!); con una scatola di preservativi nel comodino e un paio sempre in borsa (non si sa mai come può svoltare una serata del resto!); con le nostre sere di solitudine passate a chattare con qualche bell’ometto, o semplicemente a letto ad ascoltare musica o leggere un libro. Con i tacchi alti e messe in tiro in una fredda serata in giro per la città con altre amiche singles, e infine, con un “cornetto scaccia-sfighe” addosso, per combattere contro tutte quelle che si sono pentite di essersi ammogliate e vorrebbero riassaporare un pezzetto della loro libertà.
Loro sono “le spose”, noi “le puttane”. Loro sono quelle che qualche anno fa i parenti applaudivano in chiesa e che si sentivano arrivate perché il “più grosso traguardo della loro vita lo avevano raggiunto”; noi siamo quelle che i traguardi nella nostra vita sono siglati da contratti che ci permettono carriere milionarie, e non da matrimoni firmati sulla carta. Noi siamo quelle che girano per le corsie dei supermercati un po’ struccate mentre scegliamo le mini porzioni per quell’unica sera che abbiamo deciso di cenare in casa da sole; loro sono quelle che spingono i carrelli mentre i bambini urlano perché vogliono l’ovetto kinder e (danno e beffa) hanno mariti che anziché pensare alla spesa, ci guardano il culo mentre gli passiamo davanti.
Ma veramente donne, le nostre nonne, zie e madri, si sono impegnate in una rivoluzione femminile molti anni fa, per sentirsi dire ancora nel 2015 che siamo divise in puttane e spose? Davvero dobbiamo essere catalogate ancora oggi come “quelle che hanno scelto la famiglia e i figli”, e quelle che decidono di restare sole perché non vogliono scendere a patti con nessuno? Davvero è bello sentir dire ancora qualcuno che una donna senza figli è una donna non completamente realizzata? Ma perché dobbiamo ancora renderci vittime e allo stesso tempo carnefici di un pensiero che ci vorrebbe “antiche” e “pre-rivoluzionarie?”. Possibile che non riusciamo a non fare a meno di un uomo che quando si lava, lascia i peli pubici nel nostro bagno e non ha nemmeno la compiacenza di sciacquarli via con la mano?
Perché non impariamo a sceglierli, o almeno ad educarli diversamente da come hanno fatto le loro madri (vittime a loro volta) e non proviamo a spiegare loro che – come dice la canzone di Luca Carboni e di Lorenzo - la nostra è soltanto una falsa divisione tra puttane e spose? Dipende solo da noi mie care. Non lasciamoci ingannare da questa società, perché la nostra battaglia non è finita in una piazza in cui venivano bruciati i reggiseni: noi combattiamo ancora ogni giorno.
Buona settimana!

domenica 1 febbraio 2015

E' TROPPO TARDI.

A chi di noi non è mai capitato di innamorarsi perdutamente di qualcuno fino allo struggimento, fino alla depressione perchè non si è contraccambiati, fino a passare ogni notte insonne senza di lui/lei, fino a sentirci dire da tutti i nostri amici che non possiamo andare avanti così.

A tutti. E’ capitato proprio a tutti per almeno una volta nella vita. Ognuno di noi quell’angoscia se la ricorda perfettamente. Sono cose che non si possono comprendere finchè uno non le vive in prima persona. Alcuni di quelli che mi stanno leggendo hanno compiuto ogni tipo di follia e gesto sconsiderato per la persona che non li contraccambiava: telefonate di notte, gesti da stalker, appostamenti fasulli, ricerche disperate sui social, incontri finto-casuali…

Poi tutto quell’ amore e quella passione finisce, ci si rassegna, si passa ad altro, si vivono nuove storie e si guarda a quella trascorsa con una sorta di “senno del poi”. Finisce lo struggimento, l’attrazione nei confronti di quella persona. Ci ritroviamo a pensarla a distanza di tempo e a dire a noi stessi “ma come ho fatto io ad avere una storia (o un’avventura di letto) con quello/quella?”. Il concetto di amore assume forme diverse, più plausibili, meno campate in aria; viviamo il sentimento con qualcuno che viene dopo e ci rendiamo conto che non torneremo mai più indietro, coi concetti “nebulosi e inconcludenti” di molto tempo prima.

Ci affidiamo a qualcun altro, ci innamoriamo, siamo felici con un’altra persona.

E POI, LUI/LEI RITORNA.

Non ditemi di no, perché lo so bene. Nell’80% delle situazioni, la persona per la quale abbiamo tanto penato in amore, torna sempre. SEMPRE. MA SEMPRE SEMPRE. Non c’è una spiegazione razionale a questo fatto. A volte da parte dell’ex oggetto del nostro desiderio, c’è la presunzione: egli è convinto che non possiamo vivere senza di lui, abituato com’è a vederci morire d’amore. Non importa quanto tempo sia passato, non importa se ora siamo felici con altri; egli vuole essere sicuro di fare ancora presa su di noi. E parliamoci chiaro: di fronte a questi ritorni non rimaniamo mai completamente indifferenti. In fin dei conti ci ricordiamo ancora di quella passione e di quello struggimento che hanno caratterizzato gli anni precedenti. Quel “brivido” provocato dall’amore non contraccambiato, fa male si, ma poca gente riesce a farne senza. Non si arriva a mettere in discussione la propria attuale relazione, certo. Però ecco, come dire, ci si fa un pensierino...si da modo ai dubbi di insinuarsi. Del resto eravamo così innamorati di quella persona…

Tuttavia arriviamo al momento dell’incontro fatidico, che può essere casuale oppure voluto, e SUBITO di fronte a quel primo approccio visivo, abbiamo la netta sensazione che in fondo sia stato molto meglio perdere quella persona che trovarla. Perché? Bè intanto perché gli anni purtroppo passano per tutti e fisicamente si cambia, talvolta si peggiora. Certi soggetti si ripresentano al nostro cospetto totalmente sicuri di poter fare di nuovo colpo su di noi, ma magari dimenticano di aver messo su dieci chili di più, oppure non si accorgono dei capelli bianchi che crescono sulle loro teste senza manco essere folti. Si dimenticano che i modi di fare e di guardarci si sono modificati, e non è solo che non fanno più presa su di noi, bensì il fatto che in passato noi li avevamo idealizzati, e allora due occhi che ci sembravano grandi, focosi e pieni di passione, vengono finalmente percepiti per ciò che sono realmente, ovvero due piccole insignificanti gemme che tentano di fissarci con aria spavalda, per capire se possono vincere ancora con noi.

Al posto degli addominali e del fisico snello, ora c’è la “famosa panzetta” e pure le maniglie sui fianchi. Il viso è più paffuto, e indubbiamente più “rugoso” rispetto a qualche tempo prima. Quella persona l’avevamo talmente idealizzata che persino il suo modo di camminare ci sembrava più figo e risoluto, mentre ora, a guardare meglio, il soggetto risulta quasi claudicante, con due gambe corte che non fanno proprio gola a nessuno, e il fisico da tappo di bottiglia.
Siamo increduli, e quasi vorremmo raccontare a noi stessi la bella storiella di un amore che non finirà mai, di un sentimento (univoco, il nostro) che non è mai svanito, ma che oggi è solo un po’ più sbiadito e razionale. Vorremmo guardare dentro noi stessi in maniera malinconica, e trovare quella persona sempre là, dove era qualche tempo prima, in fondo al nostro cuore.

E invece no, perché prima di tutto i sentimenti non vanno a comando, e poi, possono essere concepiti “a scadenza” solo se lo decidiamo noi, ovvero, solo fino al momento in cui la nostra razionalità non viene a parlarci di quanto tempo abbiamo perduto.

Si dice che la vita è una ruota che gira: oggi a te, domani a me. La sofferenza che ci infligge qualcuno del passato, un giorno lo renderà non più burattinaio, ma burattino, e prima o dopo, quel qualcuno soffrirà a sua volta, forse non proprio per noi, magari per qualcun altro che se ne frega del suo amore, o forse, dopo molto tempo, quando saremo usciti dal “mood del brutto anatroccolo”, la persona dietro alla quale morirà, saremo proprio noi. Voi che mi leggete oggi non ci credete, perché il vostro momento di sofferenza è talmente forte, che non potete credere che un giorno riguarderà proprio la persona che quella sofferenza ve la sta imponendo. E invece è così, perché ricordatevelo, nessuno è immune al dolore provocato per amore.
È proprio nei momenti di ritorno dunque, che vorremmo sentirci tutti come i meravigliosi protagonisti di un film, perché se anche la nostra città non è in California, se anche viviamo nella periferia più grigia del mondo, se anche qui non fosse Hollywood, ma Cinecittà, sarà sempre troppo figo avere la possibilità di rispondere “Mi dispiace, è troppo tardi!”.

A lunedì prossimo!