lunedì 17 marzo 2014

L'AMORE AI TEMPI DEI TURNISTI.

Purtroppo (o per fortuna) sono una turnista, e mio malgrado, lo sono da dieci anni e mezzo… anzi, da dodici e mezzo, se considero i due anni del mio lavoro precedente. In dodici anni e mezzo di turni, ho perso ogni possibile valore legato alle tradizioni che tutti coloro che fanno una vita da normalisti possono vivere. Mi sono dimenticata i Natale da passare a casa con la famiglia, i Ferragosto al mare, i primo dell’anno al pranzo di inizio anno, i Capodanno a brindare con le persone che mi vogliono bene. A Pasqua e Pasquetta non ho idea di cosa voglia dire fare un pic-nic all’aperto o una gita fuori porta con i miei amici, e ogni primo maggio comandato dal Signore, io sono una lavoratrice che NON PUO’ festeggiare la festa del lavoratori (come se noi turnisti non avessimo diritti come tutti gli altri).

Questa mancanza di normalità nella mia vita, ha inevitabilmente avuto un effetto negativo su quasi tutte le mie relazioni sentimentali, e a maggior ragione, gli esiti negativi si verificavano con tutti gli uomini che conducevano una vita ordinaria. Provate a spiegare ad un uomo che lavora dal lunedì al venerdì, e vuole pranzare con voi di domenica o andare al cinema di sabato sera, che la prossima data utile per farlo, sarà di lì a un mese. Oppure provate a dirgli che la sera dovete andare a dormire al massimo alle ventuno e trenta, perché il giorno dopo la vostra sveglia suona alle quattro. O ancora, provate a spiegargli che il vostro turno finisce a mezzanotte, e quando tornerete a casa sarà circa l’una e quindici del mattino, e quindi probabilmente lo troverete che dorme già da un paio d’ore (perché lui fa una vita normale e quindi tutte le mattine si sveglia alle sette, come appunto fanno le persone normali).

Era inevitabile che io restassi single per tanto tempo, così come era inevitabile che io avessi storie con vari colleghi che conducendo la mia stessa vita, possono comprendermi un po’ di più.
Giorni fa ero sulla navetta aziendale che porta tutti noi colleghi sul nostro posto di lavoro e chiacchieravo con uno di loro sposato con un’altra collega da circa dieci anni. Hanno due figli, una casa in città, dei parenti che non vedono mai, degli amici che hanno scritto a “chi l’ha visto” per sapere se stavano tutti bene.

“Ci sono settimane in cui non ci incontriamo in casa per quattro o cinque giorni, e quelle poche ore in cui riusciamo ad incrociarci, o io sono libero e lei invece deve scappare a lavoro, oppure uno di noi due giace addormentato a letto. Ci sono giorni in cui la sveglia di lei suona alle 3,50 del mattino, la mia alle 6.30. Io preparo i bambini, li porto a scuola, torno a casa, cerco di dare una sistemata, li vado a prendere a scuola, preparo il pranzo mentre lei torna, e li lascio tutti insieme seduti a tavola mentre io prendo le mie cose e vado a lavorare fino alle undici di sera. Quando torno da lavoro, lei dorme già da almeno tre ore, e non ho il cuore di svegliarla nemmeno per tenerla un po’ abbracciata, se penso che il giorno dopo ricominceremo entrambi con lo stesso ritmo di vita…”

Di fronte a queste parole mi sono stupita, ma nemmeno più di tanto, ricordandomi del tipo di vita che faccio, e della fatica che ho impiegato a far comprendere ai miei vari uomini “normalisti”, che stare insieme a me significava programmare le nostre vite in base ai miei turni, con un’agenda alla mano. Niente di più fastidioso, credetemi: se oggi è lunedì, bisogna che programmo già il film che guarderò al cinema tra due settimane. Se oggi è venerdì, dando una rapida occhiata alla mia agenda dei turni, so già che il prossimo giovedì non potrò essere presente ad una cena che il mio uomo ha organizzato con un gruppo di amici. E’ una delle cose più frustranti di questo mondo: nella vita si dovrebbe avere la libertà di scegliere quando e come amministrare e gestire il proprio tempo libero in coppia, e invece noi turnisti siamo costretti a programmare persino le serate in cui faremo l’amore.
Non ci credete? Eppure è così: tra due turnisti le possibilità di incontrarsi sono talmente remote e difficili, che persino gli incontri sessuali diventano parte integrante del planning dell’agenda.

Giorni fa, riflettendo sulla mia attuale storia con un turnista (che a questo punto non so come andrà a finire, ho composto una specie di poemetto ironico in versi, che ho pubblicato anche sul mio profilo Fb. Il titolo è “l’amore ai tempi dei turnisti” e ha raccolto diversi “like”. Per questo motivo lo ripropongo sul mio post del lunedì.

"non vedersi per giorni, incontrarsi per 24 ore (o anche per 10 minuti); svegliarsi ad orari improbabili e diversi, andare a dormire tale e quale. Parlarsi attraverso Skype e leggere i turni da whatsapp, confrontandoli con la propria agenda, mentre gli amici, la famiglia, la casa, le lavatrici da fare, ti reclamano. E poi il sesso programmato, le cene programmate venti giorni prima (alle quali non puoi mancare, seno' poi ti dicono che sei stronzo/a).
E io vengo a casa tua, e tu vieni a casa mia, eh si, pero' andiamo con una macchina sola che e' piu' comodo. Eh no amo'! Annamo co' du' macchine che dopo se una se rompe, armeno nun rimanemo bloccati, e allora si, famo cosi', anzi no guarda, famo cosa'.
Si pero'...
Ma...
Sicuro che...

Ma se poi...

L'amore ai tempi dei turnisti: roba per pochissimi, solo veri stomaci di ferro, dotati di elasticita' e ubiquita'. Quelli che hanno i minuti illimitati su Vodafone e il caricabatteria sempre in borsa. Se riuscite a far funzionare il vostro rapporto, siete collaudati per sempre, potete fare qualsiasi cosa.
Forse un giorno vi proporanno una vita normale, ma voi, professionisti del masochismo sentimentale, direte no.
Perche' a voi, ve piace l'avventura. A voi, ve piace cosi'!
In bocca al lupo turnisti innamorati!!!"

Ci leggiamo lunedì prossimo! 

lunedì 10 marzo 2014

I CATTIVI ODORI ALL'INIZIO DI UNA RELAZIONE.

Ho ragione di credere che, in base all’argomento trattato nel post precedente (ovvero, i feromoni), la questione “odori” sia fondamentale nell’inizio delle relazioni. Tuttavia, non è un argomento di cui si è soliti parlare, un po’ perché si temono le abitudini dell’altro, un po’ perché si da per scontato che l’argomento non meriti menzione, se non altro, per una mera ragione di imbarazzo tra i due.
Personalmente sono convinta che in una relazione ci si debba accettare in tutto: se non impariamo a “recepire” l’altro anche per i suoi difetti, probabilmente non andremo molto lontano nella realizzazione di un amore, tuttavia la questione “odori” è più intima e delicata.

Non so, mi viene in mente… qualcuno di voi ha mai dormito accanto ad una persona per la prima volta in una sera d’estate molto afosa, mentre in casa ci sono quaranta gradi? Oppure chessò, tornando da una giornata di lavoro, avete incontrato il vostro lui/la vostra lei direttamente dopo il lavoro, e quindi non avete avuto del tempo tecnico per farvi una doccia?

Avevo una collega tempo fa, il cui nuovo fidanzato viveva distante da casa sua, ma abbastanza vicino alla sede di lavoro di lei. Quando lui le proponeva all’improvviso di fermarsi a dormire da lui, la ragazza non era preparata a sfilarsi le scarpe senza essersi fatta prima una doccia. Voglio dire, avete mai provato l’ebbrezza di sfilarvi una anti-traspirante scarpa decolletè indossata per circa dieci ore al giorno con un gambaletto di nylon? Bene, provare per credere: se deciderete di farlo di fronte al vostro nuovo lui in una giornata estiva particolarmente calda, ricordatevi di munirvi di estintore o di mascherina anti-gas per farlo restare.

Parliamoci chiaro, all’inizio di una relazione non è affatto facile: si dovrebbe essere sempre al top nell’ambito dei nostri incontri amorosi, ma spesso e volentieri, le vite che facciamo, il fatto che passiamo intere giornate fuori di casa, i luoghi di lavoro “contaminati” di strani odori (e di “strani colleghi”) potrebbero farci fallire al test del feromone selvaggio.

Per non parlare dell’imbarazzo nelle prime notti in cui si condivide il letto: se si sta in un ambiente molto caldo e si passa qualche ora in notturna avvinghiati sotto le coperte, si rischia di svegliarsi fradici di sudore dopo la terza ora di sonno. E che dire dei risvegli mattinieri dopo sette o otto ore di digiuno, in cui si avrebbe il desiderio di congiungere le nostre bocche e di perdersi in un feroce amplesso mattiniero, ma si temono i propri aliti fetidi? La questione alito al mattino, personalmente lo ritengo uno dei “fail” peggiori che si possano compiere all’inizio di una conoscenza, e pur tuttavia, non c’è maniera di preservarsene. Certo, si può sempre fare una puntatina in bagno prima ancora che l’altro sia sveglio, ma che ne è poi, della poesia del sesso da appena svegli? L’unico consiglio che mi sento di darvi nella piena consapevolezza che “cadrete” vittime dell’imbarazzo da alito, è quello di tentare di non mangiare pesante la sera prima. Anche perché, a mio avviso, nelle prime settimane di relazione, fingiamo un po’ tutti di essere immuni dall’espletamento delle puzzette.
Ma si, ma si, vi vedo tutti là col finto sorriso di fronte ai vostri nuovi compagni, che ostentate perfezione mentre dopo la cena romantica, in realtà siete completamente pieni di flautolenza. Niente di peggio che emettere una rumorosa e puzzolente puzzetta mentre si è addormentati. La reazione dell’altro può essere di due tipi: fingere di non aver sentito niente per non crearvi troppo imbarazzo, oppure prendervi in giro fino a che, per la vergogna, non avrete cambiato colore.

E infine, primo in classifica tra tutti gli imbarazzi da odore di inizio conoscenza, c’è quello del momento in cui al mattino si lascia il bagno del proprio consorte/della propria consorte. Lì, io lo so, vorreste sparire nel minuto esatto e successivo in cui mettete il piede fuori dal cesso, e sperate che lui/lei non decidano di entrarci di lì a trenta secondi. A poco servono i deodoranti per il bagno spruzzati per un quarto d’ora: a volte anzi, l’odore chimico del deodorante mixato alla vostra puzza cosmica, rischia di creare l’effetto inverso.

Per non parlare dei “rumorucci molesti” che si possono ascoltare se la porta del bagno è fatta di cartone. Di solito, nel dormire a casa di un uomo le prime volte, ho imparato a chiedergli di accendere la musica ad alto volume per conservare la mia possibile “rumorosa privacy del primo mattino”.
(
Che altro dire? Forse la sottile linea dell’amore, passa anche attraverso l’accettazione dei cattivi odori dell’altro, e sfocia in quella che chiameremo intimità. E l’intimità secondo me è cosa buona e giusta, ma anche di quella comunque, non bisogna abusarne: non è bello che ci si abbandoni all’abitudine del cattivo odore dell’altro, solo per camuffarlo sotto mentite spoglie di intimità. Ciò vuol dire che, se avete flautolenza e un bisogno impellente di emetterla, non fate diventare un’abitudine la scostumata maniera di farlo SEMPRE di fronte al vostro amato/alla vostra amata.
A lunedì prossimo! 

lunedì 3 marzo 2014

FEROMONI.

Su un noto libro di antropologia che parla di relazioni uomo-donna, leggo in questi giorni che la motivazione per la quale un uomo e una donna “si scelgono”, dipende ANCHE dai feromoni, ovvero le sostanze biologiche prodotte dalle ghiandole esocrine, che vengono emesse dagli esseri umani. I feromoni hanno la funzione di veri e propri segnali, e infatti generano comportamenti e reazioni fisiologico-comportamentali in altri esseri umani.

In parole povere, i nostri odori (impercettibili, ma tipicamente sparsi nell’aria quando ci troviamo di fronte a qualcuno)hanno il potere di attirare l’altro, oppure di allontanarlo.

Incredibile! Abbiamo passato tutti una vita intera a curare il nostro fisico per usarlo come passaporto ad ogni nostro nuovo incontro, e ora scopriamo che in realtà lo scatto di una scintilla dipendeva dall’odore che emettevamo!!!

È una maniera abbastanza animalesca di concepire una relazione, ma in fondo cosa siamo noi, se non animali dotati di una razionalità che dovrebbe portarci a condurre vite regolari e ad assumere atteggiamenti riflessivi rispetto agli animali? Tuttavia, a quanto pare “ci odoriamo” con circospezione, oppure impazziamo nell’immediato, se uno di noi ha un’essenza che corrisponde a una di quelle che adoriamo. Potremmo avere di fronte un individuo dell’altro sesso che fisicamente non ci attira esattamente come dovrebbe, ma qualcosa ci avvicina a lui in maniera apparentemente inspiegabile: l’odore!

Non sto parlando di profumi, o di tutto ciò che di chimico utilizziamo per piacerci e per piacere, bensì del naturale odore emesso da ghiandole del nostro corpo, e che rappresentano un tratto distintivo del nostro essere. Potremmo definire i feromoni come una sorta di DNA attraverso il quale lanciamo messaggi (in questo caso, attiriamo le persone). Immaginate la scena: conoscete una donna, lì per lì non vi dice granchè, non possiede dei bellissimi lineamenti, nè un fisico perfetto, e nemmeno una voce sensuale; Eppure dal primo momento in cui vi è stata accanto, ha conquistato il vostro cuore. Amore a prima vista? No, questione di feromoni!

Per quanto mi riguarda, gli odori sono un argomento molto delicato nelle relazioni uomo-donna: intanto, precludono totalmente i rapporti se li consideriamo nell’ottica dell’igiene personale. Una persona che possiede una scarsa igiene personale, ci dovrà stare lontana dal primo momento in cui le stringiamo la mano. Le buone abitudini non dovrebbero mai perdersi, e pensare di condividere il nostro tempo con qualcuno che ha scarsa attenzione di sé, ci fa fuggire a gambe levate prima ancora che quel qualcuno pronunci anche una sola parola. E’ normale, siamo fatti di carne e ossa, e una defaillance dal punto di vista dell’igiene, ci può stare. Non sono tollerate però le brutte abitudini, come pure, di contro, le maniacalità sulla pulizia (anche se io preferisco di gran lunga il soggetto maniacale a quello che non ha molta dimestichezza con l’acqua).

Infine che dire di quelle persone che non sono in grado di scegliere il profumo adatto al loro PH? Sul mercato esistono infinite possibilità di scelta: appena usciti dalla doccia possiamo scegliere di profumare di gelsomino piuttosto che di zucchero a velo. Poi possiamo spalmarci di crema al latte di rosa, o spruzzarci un’essenza naturale alla fragola che ci renderà irresistibili al naso dell’altro. Tuttavia esistono persone il cui PH non si addice perfettamente all’odore del proprio corpo. Ecco, niente di più sbagliato che scegliere un profumo solo perché va di moda, o perché costa poco, o perché è molto pubblicizzato. Ognuno di noi dovrebbe odorare di se stesso, o al massimo, di ciò che davvero sente di essere.


La prossima settimana parlerò dei cattivi odori all’inizio delle relazioni. Come andrebbero affrontati, e che tipo di situazioni imbarazzanti creano. 

lunedì 24 febbraio 2014

LE DONNE "VERE".

La scorsa settimana ho parlato delle fighe lesse, e siccome come sapete, “questo è un paese democratico e giusto”, per par condicio ho deciso questa settimana di parlare delle donne vere, illustrando al discreto pubblico che mi segue, l’altra faccia della medaglia.
Le donne vere combattono ogni giorno, dal momento in cui aprono gli occhi al mattino, al momento in cui li chiudono. Combattono per qualsiasi cosa: per accompagnare i figli a scuola in orario (se hanno famiglia), o per assicurarsi che l’uomo con cui hanno passato la notte precedente, si svegli accanto a loro (se sono single).
Combattono per essere considerate come donne e per non essere riempite di improperi dagli uomini. Combattono per non diventare vittime di stalking, oppure per denunciare una violenza che hanno subìto. Combattono a lavoro col capo stronzo che vuole affossarle, o con il collega invidioso che vorrebbe cancellarle dalla faccia della terra per fare carriera.
Combattono per far capire agli uomini che possiedono una personalità, che non è necessariamente volta a rompere i coglioni a loro, ma solo a spronarli ad ascoltare di più le loro esigenze e le loro necessità, chè in fondo, tutto ciò che una donna vuole da un uomo, è avere un po’ di protezione e sapere che c’è.
Combattono quando il mondo intero vorrebbe vederle uniformate, “sistemate” con una bella famiglia, a sfornare i figli e a crescerli senza avere manco il tempo di pensare a se stesse. Oppure combattono quando invece una famiglia non la vogliono affatto, e tentato di far capire a tutti che si può essere felici facendo anche scelte diverse.
Le donne vere, in qualche raro caso, ad un certo punto si sono ritrovate sole (proprio perché loro non sono come le fighe lesse, ma molto più difficili da “gestire”, seppur semplicemente complicate) e un uomo poco coraggioso le ha mollate, distruggendo tutti i loro sogni riguardo all’ideale dell’amore. Altre donne vere sono state mollate che già avevano i figli, e per loro crescerli da sole e magari senza gli aiuti economici degli ex mariti, è stata una doppia prova di coraggio, perché si sono tolte il pane di bocca pur di farli studiare e crescere in serenità.
Ci sono donne vere che hanno lottato per la propria emancipazione personale, e altre donne vere che non si sono potute permettere di emanciparsi perché i loro genitori le hanno volute sempre con loro.
Le donne vere però hanno tutte un cervello ben funzionante, e nel tempo hanno imparato a conoscere la vita, e a capire che se un uomo non le richiama, non è perché è preso da mille pensieri che lo frenano, ma semplicemente perché non lo vuole fare, e allora si sono dette che era inutile tentare di far cambiare idea e mostrare quanto fossero splendide, ad un uomo cieco che non se ne accorgeva. In fin dei conti aveva ragione Mia Martini quando cantava “gli uomini non cambiano”, e allora era il caso di concentrarsi su altri tipi di uomini, ovvero quelli che ci vedevano meglio, e sapevano guardarle dentro.
Infine le donne vere, a differenza delle fighe lesse, sono quelle che optano per “il meglio sola che male accompagnata”, e sebbene ancora nel 2013 combattano ANCHE contro certe mentalità che le definiscono “zitelle”, non barattano la loro vita coi sentimenti, e non si sposano (o si fidanzano, né si accoppiano) per soldi: alle donne vere piacciono le scarpe, gli abiti, i capelli in piega dal parrucchiere, i profumi e i gioielli di Swarovski, ma se le guardate meglio, indossano abiti e scarpe che si comprano da sole (aspettando i saldi), vanno dal parrucchiere con i cuponi del Groupon (per risparmiare sensibilmente), e se trovano l’uomo squattrinato (ma che le ama davvero) non chiedono mai il brillocco di Cartier, ma girano a Cinecittà (come ad Hollywood) con un anellino da poche centinaia di euro, perché per loro ciò che conta è il valore simbolico dell’oggetto.
Vi do un consiglio a voi uomini che pensate che frequentare una figa lessa sia meglio che frequentare una donna vera: PROVATECI, METTETEVI ALLA PROVA CON UNA DONNA CHE VI STIMOLI TESTA E CUORE, CHE SIA ANCORA CAPACE DI ABBANDONARSI ALLA PASSIONE, DI ATTRAVERSARE L’OCEANO E IL MONDO INTERO PER VOI. SCEGLIETE LEI, SCEGLIETE LA DONNA VERA. LEI MIGLIORERA’ ANCHE VOI STESSI. 

lunedì 17 febbraio 2014

FIGHE LESSE ALLA RISCOSSA.


In città sono rimaste solo loro. In fila al supermercato le senti parlare al telefono con la loro vocetta strascicata e flebile,; nei locali camminano impettite col capello sempre rigorosamente liscio e in ordine (pure in una giornata piovosa d’autunno). In genere sono bionde, hanno i lineamenti poco marcati, usano pochissimo trucco (confacendosi alle abitudini delle vere brave ragazze), e nonostante l’atteggiamento “low profile”, hanno in pugno il mondo intero… a cominciare dagli uomini.

Diamo il benvenuto alle “fighe lesse”. Le fighe lesse rappresentano una specie femminile da sempre esistita su questo pianeta, ma mai rigorosamente notata come in questi ultimi anni di grossa crisi tra uomini e donne. In altri contesti o in altre situazioni, sono meglio conosciute come “gatte morte”, ma il termine “fighe lesse” l’ho coniato da un mio caro amico gay che le detesta. Hanno l’aria stralunata, camminano per la strada come colpite da un’eterna crisi di Stendhal, hanno quasi sempre il capello chiaro (per cercare di sembrare poco aggressive) e sono esili di corporatura, affinché l’uomo che le prenda con sé, possa sentirsi un vero e proprio macho.

Non definirei l’atteggiamento di queste femminelle come ingenuo o innocente, bensì come scaltro, poiché vivono ogni istante della loro vita, cercando di suscitare tenerezza nel prossimo. Sentendole parlare con chiunque, le si potrebbe associare a dei gattini abbandonati in una piovosa giornata di novembre, e chi non si lascerebbe intenerire da due occhioni bisognosi di protezione?

NOI NO. O MEGLIO, LE DONNE CHE SANNO IL FATTO LORO NON SI LASCEREBBERO MAI FREGARE DA QUESTE MANTIDI. GLI UOMINI INVECE, SONO LE LORO PREDE PREFERITE.
Parliamoci chiaro: l’uomo in questi anni soffre di pericolose crisi d’identità. Vorrebbe poter raccontare in giro che è ancora capace di portare i pantaloni ricoprendo un ruolo decisionale nell’umanità, ma in realtà non esiste individuo di genere maschile, che non si senta in crisi a causa dell’affermazione di identità delle donne. Non possiedono più sicurezze (né cerebrali, né economiche), non sanno percorrere due metri senza sentirsi minacciati nel profondo, non si offrono più nemmeno di portarci le buste della spesa fuori al supermercato, per quanto sono arrivati a credere che la loro presenza nelle nostre vite sia assolutamente superflua.

LA FIGA LESSA, E’ PER IL MODERNO OMOIDE MEDIO IN CRISI, LA SALVEZZA DI UNA VIRILITA’ E LA RISCOPERTA DI UNA FIDUCIA IN SE STESSO, CHE E’ ANDATA A FARSI FRIGGERE MOLTI ANNI OR SONO.

Ma vediamo come e perché:

Intanto la voce sottile e l’atteggiamento sperduto della figa lessa, sono un richiamo al quale l’uomo non può sfuggire. Una figa lessa ha bisogno di qualcuno che rappresenti un punto fermo, un orizzonte oltre il quale trovare la via. In secondo luogo, la fisicità esile e i capelli biondi, sono un chiaro segno di femminilità per tutti gli uomini che si spaventano di fronte al bruno mediterraneo, e quindi una maggiore possibilità di auto-affermazione per personalità
deboli che amano sentirsi forti.

Il dispiacere che provo nell’osservare un uomo medio che viene manipolato da una figa lessa, è immenso: intanto la figa lessa sa bene dove andare a colpire il maschio; non è quasi mai sincera, e ucciderebbe la madre pur di ottenere con le buone tutto ciò che desidera. Se un uomo non è capace di conquistare una donna con l’intelligenza, preferisce farlo con i beni materiali, di cui le fighe lesse sono ghiotte. Quindi, perché stare tanto a scervellarsi per mostrarsi intelligente o interessante, quando con una di loro puoi ottenere la compagnia che desideri col minimo sforzo, o meglio ancora, pagando. Non serve parlare di letteratura, pittura, dell’inquinamento acustico, della raccolta differenziata, e della fame nel mondo, se hai di fronte una creaturina sparuta che non sa assolutamente cosa siano i libri, le opere d’arte, il senso civico, e i morti di fame e di aids in Africa! Minimo sforzo, massimo rendimento!

Altra questione: una figa lessa la metti lì in un angolo, e lì rimane, muta e assente fino a che non hai finito di fare ciò che vuoi, o fino a che non le dai il permesso di attivare un poco il cervello da acaro e proferire parola. L’ideale dunque per il genere maschile: LA DONNA CHE PARLA POCO, ACCETTA SILENZIOSAMENTE E NON CREA POLEMICHE DI SORTA, E’ QUANTO DI MEGLIO POSSA CAPITARE AD UN UOMO.

Certi uomini non hanno bisogno di essere contraddetti: tutto ciò che vogliono è essere lasciati in pace mentre guardano la partita, e quando la partita è finita, avere lei pronta col sorriso sulle labbra. Il prezzo da pagare sarà portarla spesso a cena fuori o a fare shopping, ma è un conto poco salato, rispetto alla libertà che la figa lessa offre di lasciargli fare ciò che vuole senza parlare.

Mi diverto sempre ad osservare gli uomini che si fanno fregare dalle fighe lesse, perché i primi credono che scegliendone una, stipulano un patto con la felicità, ma in realtà non sanno che la donna che non fiata, sta giocando un ruolo per prendersi tutto il pacchetto. Quegli stessi uomini che si compiacciono con loro stessi per aver scelto una donna dal cervello grande quanto quello di un acaro, un giorno ne pagheranno le conseguenze, perché queste donne non ascoltano mai le loro emozioni, ma piuttosto il richiamo più potente della loro astuzia.

In verità vi dico, gli uomini preferiscono le fighe lesse, e sono totalmente terrorizzati dalle donne che sanno il fatto loro. Ma la cosa ancora più bella è che detto in romanesco “le fighe lesse sono delle gran paracule”: piangono il morto e fregano il vivo, zitte zitte…
La prossima settimana quindi, per la par condicio, parlerò delle “donne vere”.

lunedì 10 febbraio 2014

LA GALANTERIA.

La galanteria non è più roba di questo mondo, purtroppo. Come cantava Mina in un celebre brano dal titolo “NON C’E’ PIU’ AUDIO”, “è andata a rompersi tra le ruote di un’autostrada”. E magari non fosse così! Perché un uomo che ti vede sul ciglio di un’autostrada con l’auto in panne o una gomma da sostituire, oggi come oggi, non si ferma manco morto!!! È così: vanno troppo di fretta, troppo impegnati col lavoro, con la vita di tutti i giorni, col barbiere, il sarto, lo shopping. Questi uomini insomma, hanno perennemente da fare!

Eppure, come ormai i miei lettori sanno bene, su questo blog detesto generalizzare o fare di tutta un’erba un fascio, quindi non parlerò di moltitudini, ma di singoli casi isolati (così gli uomini sono più contenti, perché a sentir loro, le cose non stanno mai come le dipingiamo noi…).

Intanto inizio col dire che a noi donne, due cose ci hanno rovinate per sempre: il femminismo, e le mamme troppo attaccate ai figli maschi. Il primo, era un movimento che partiva con tutte le carte in regola. All’inizio ci ha dato modo di essere riconosciute come esseri umani che a questo mondo valgono qualcosa. lo sfacelo è arrivato col tempo e in maniera rovinosa: quando gli uomini hanno iniziato a percepire che quella tra uomo e donna era diventata una stupida sfida dell’esistenza, hanno usato contro di noi le lotte per l’emancipazione femminile, giustificandosi che se loro non erano più le persone galanti di una volta, la colpa era tutta nostra e dell’autonomia che avevamo raggiunto e che li faceva sentire nullità. In pratica la questione era questa: A CAUSA DELLA RIVOLUZIONE FEMMINILE, SIETE DIVENTATE TROPPO EMANCIPATE, RAGION PER CUI, ORMAI POTETE FARE A MENO DI NOI E RISOLVERE OGNI TIPO DI SITUAZIONE DA SOLE. NON AVETE BISOGNO DI UOMINI CHE VI AIUTINO CON LA LORO FORZA FISICA QUANDO SIETE IN SITUAZIONI DI DIFFICOLTA’, E NON AVETE BISOGNO NEMMENO DI ATTENZIONI, GALANTERIE, E PREMURE.

Eh no! Aspettate un momento! Così cari ometti mi diventate campioni di rigirature di frittate e di arrampicamento sugli specchi. Così non siete mica dei giusti! Intanto, se non fosse stato per l’emancipazione femminile e le lotte, non avreste mai preso in considerazione le donne come persone dotate di un cervello pensante, ma le avreste sempre considerate alla stregua di uno straccio da pavimento. Detto ciò, non si può usare una scusa come questa per abbandonare la galanteria come modus vivendi.

Un pensiero a parte, ahimè, va a tutti quegli uomini che sono stati accuditi dalle loro madri nei secoli dei secoli, e che si sono talmente abituati a ricevere attenzioni, che non ritengono opportuno né giusto darne ad altre donne. Quelli che non fanno un passo se le madri non gli danno l’ok definitivo. Quelli che il parere della madre conta più del loro stesso parere. Quelli che non si sposano perché non ci sarà mai una donna come la loro madre. Quelli che finiscono per farsi rovinare tutte le relazioni di questo mondo, perché le loro madri hanno deciso così.
Ecco, a tutti questi uomini io vorrei dire che forse non sarà più di moda fermarsi ad aiutare una donna con l’auto in panne,

Offrirsi di portare le buste della spesa dal supermercato alla macchina,

Offrire un drink ad una fanciulla (e guardate che noi donne lo sappiamo bene che siamo in epoca di crisi nera!),

Andare a prendere una donna e riaccompagnarla evitandole di prendere l’auto,

Aprire la porta e lasciarla entrare per prima in un locale, al cinema, o ovunque siate,

Usare maniere gentili, anziché esprimersi come dei cavernicoli…

…EPPURE, sono proprio queste le piccole attenzioni di cui abbiamo bisogno.
Credetemi, la galanteria è veramente importante. Se non siete degli adoni, se fisicamente non vi sentite piacenti, se non avete manco un euro e volete provare a conquistare una donna, in verità vi dico che la galanteria vi darà almeno cento punti in più. certo, poi il resto lo dovete fare voi… tenendo conto del fatto che su questo pianeta esiste un uomo per ogni sette donne.
In virtù di quanto detto quindi, siate sempre galanti e ci sarà una speranza per ognuno di voi!
Alla prossima settimana!

lunedì 3 febbraio 2014

UOMINI MATURI.

Parliamoci chiaro: la parola UOMINI non fa quasi mai rima con l’aggettivo MATURI, e questo non lo dice solo Ilenia. Ilenia poi, non è necessariamente una donna ferita o delusa dal genere maschile, anzi! È una che le sue “marachelle” le ha fatte, però come sono fatti davvero gli uomini, lo sa bene. Sia chiaro a tutti quindi, che lo scopo di questo blog non è ferire gli uomini o dispensare giudizi negativi su di loro. Io scrivo di relazioni uomo-donna e non sono mai stata una femminista. Ho scritto post negativi e positivi sulle donne, e lo faccio quindi regolarmente anche sugli uomini.

Stabilito ciò, lasciate che inizi dicendo che questi trentenni senza arte né parte che si aggirano per la città, ci hanno davvero stufate. Considerando che l’età cerebrale di una donna è sempre di dieci anni maggiore rispetto a quella dell’omoide medio, si ha una semplice equazione: donne di 30 anni = età cerebrale 40. Viceversa, uomini di 30 anni = età cerebrale 20.

È una dura realtà, ma è proprio così: scientificamente provato che le donne sono meno “bambinone” e imparano a stare al mondo già da quando hanno quattordici o quindici anni (il dramma però, è che imparano a conoscere gli uomini quando ne hanno ormai 30, altrimenti si eviterebbero tanti dispiaceri).

Un uomo non può mai definirsi totalmente maturo, suvvia: per definizione, appena lo conosci ti guarda negli occhi per tre secondi, e per venticinque o trenta, sposta l’attenzione sulle tette… se poi ti volti di spalle, la lastra al sedere è assicurata (e ogni tipo di sedere piace agli uomini. La cellulite e i difetti non contano: siamo solo noi quelle che si sbattono perché quando si guardano allo specchio, vedono sempre un culo che somiglia ad un budino. Per loro, un culo è sempre un culo: se non è gelatinoso, tanto meglio, ma se lo è, va benissimo uguale, non si butta via niente).

Dei 30enni dunque, ho appena detto che la loro età cerebrale è uguale a venti (secondo l’equazione inversamente proporzionale di cui parlavo sopra). I 40enni sono un discorso a parte: se un 40enne è ancora single alla sua età, è perché “A Houston abbiamo un problema”. Passa il tempo a bighellonare credendo che l’età non conti, che i difetti non si notino invecchiando, e che mentre tutti i suoi amici si accasano, si sposano, e riproducono figli, lui E’ ANCORA IL GRAN BEL FIGACCIONE DI UNA VOLTA. Niente di più sbagliato! Nella maggior parte dei casi, il 40enne ancora single è uno sfigato di primissima categoria, gettato nel dimenticatoio da ogni donna che possa ritenersi normale. È un Peter Pan inaffidabile e mai cresciuto, dorme fino a tardi quando non lavora, e soffre di solitudine (e molto spesso anche di disfunzioni erettili). Sente che a quell’età la vita avrebbe dovuto prendere una piega diversa, e che giocare a fare il “trombeur de femmes” per la città, non lo soddisfa più.

Che dire invece degli ultra 40enni? Uhm, di solito non sono un territorio verso il quale non mi spingo, per ovvie ragioni di età, ma ultimamente, visti i continui disinganni legati ad omoidi di ogni età, sto iniziando ad “esplorare il territorio”. Inoltre, una delle mie migliore amiche (32 anni), sta vivendo in queste ore una storia con un 50enne che non dimostra affatto l’età che ha, quindi, posso dire di avere abbastanza materiale a disposizione.

Gli ultra 40enni sono un fatto a parte: non parlo di quelli che sembrano aver partorito loro stessi tre figli ed essersi rovinati definitivamente il fisico, no! Parlo di quelli che al fisico e all’aspetto ancora ci tengono, e che magari, nonostante gli anni che passano, si mantengono in forma con sport e discipline sportive di ogni tipo. Uomini che si aggirano per la città con fisici asciutti e occhiali Ray-Ban alla Top Gun, e che a vederli così, di primo achitto, un giretto con loro te lo faresti volentieri. Certo, un fattore preponderante è il fatto che si sentano giovani anche dentro e che frequentino conoscenze di ogni età, accompagnandosi però spesso a persone abbastanza piacenti e giovanili.

Ma il vero x-factor dell’ultra 40enne secondo me, oltre al fatto di essere degli ometti veramente ben tenuti e di possedere menti aperte, è la galanteria. La galanteria, un 30enne non sa nemmeno dove sia di casa, mentre un 40enne Peter Pan, la considera una parola qualsiasi di un vocabolario che non ha aperto mai.
Gli ultra 40enni invece, sono uomini di altre epoche. A vederli così da lontano, dal portamento ricordano molto il Darcy di “orgoglio e pregiudizio”: silenziosi e chiusi nel loro privato, non amano urlare le loro conquiste ai quattro venti. Preferiscono essere osservati mentre entrano in un locale accompagnati da una giovincella molto più giovane di loro, ma non dire niente in giro, come se il fatto di per sé fosse considerato del tutto normale, perché i primi a non sentirsi con un piede nella fossa, in realtà sono proprio loro. Quindi, che male c’è a frequentare una ragazza di molto più giovane? È tutta pubblicità positiva! Ma in quanto tale, non va sbandierata ai quattro venti, ma chiusa in una riservatezza speciale.

Uscire con un ultra 40enne, per una ragazza già matura che ha superato i 30, può essere un’esperienza indimenticabile: con loro non si deve mai temere che possano chiederti di dividere il conto della cena (cosa che avviene in maniera pressochè normale con un 30enne precario, o con un 40enne Peter Pan), e hanno sempre idee molto valide su dove portarti o cosa fare. Un po’ per l’esperienza, un po’ perché hanno voglia di sentirsi ancora dei giovincelli, girano la città in city car di ultima generazione, che guidano però con poca sicurezza, perché i riflessi iniziano a non essere più quelli di una volta!!! (!!!).

Per forza di cose, l’ultra 40enne è estremamente protettivo. Se hai la macchina in panne, o non sai come tornare a casa, puoi chiamarlo a qualsiasi ora del giorno e della notte e lui risponderà. Non come questa massa di cafoncelli giovincelli, che ogni volta che devono venire a prenderti, ti fanno pesare il gesto di aver dovuto guidare fino a casa tua e di averti dovuta riaccompagnare.

Infine, un post a parte dovrei scriverlo riguardo all’argomento sesso con gli ultra 40enni, ma al momento sono sprovvista di informazioni a riguardo. Tuttavia, “test clinici” e altre chiacchiere tra donne (assolutamente veritiere!), li dipingerebbero come dei tipi che davvero ci sanno fare.
Facciamo che mi prendo un po’ di tempo, e appena ne so qualcosa ci scrivo una continuazione di questo post?

Ps. Spero che tutti i miei amici piacioni ultra 40enni abbiano apprezzato questo post e si siano anche fatti qualche risata leggendolo. In tutta onestà, vi devo confessare che lo scoglio più difficile da superare per tutte le mie amiche giovani che hanno avuto esperienze con qualcuno di loro, è QUELLO DI VEDERCISI ACCANTO SENZA AVER PAURA DI ESSERE SCAMBIATE PER LE FIGLIE. È anche vero però che il complesso di Edipo di Freud ci insegna che ognuna di noi potrebbe essere innamorata del proprio padre per tutta la vita. Il problema vero è: CHE FACCIA FAREBBE MIO PADRE SE IO GLI PORTASSI IN CASA UNO CHE HA QUALCHE ANNO MENO DI LUI?!
 A lunedì prossimo!